Intelligenza artificiale e imperfezione, cosa ne pensa MIPU?

Intelligenza artificiale e imperfezione, cosa ne pensa MIPU?

L’irrinunciabile

 

Continuiamo a parlare di cosa sia per noi irrinunciabile in questa realtà caratterizzata dalla presenza dell’ intelligenza artificiale. Nell’articolo precedente abbiamo definito come “bene irrinunciabile” il nostro cervello, la più grande macchina di cui l’uomo abbia mai potuto disporre. Più in particolare, il pensiero razionale, ciò che ci differenzia dagli animali.

Il linguaggio è la seconda cosa che ci differenzia dagli animali, ma non dai robot. Anche i server dotati di intelligenza artificiale usano un linguaggio. Il computer si basa su un codice binario che può essere definito come un linguaggio, si legge, si scrive, e permette di comunicare. Ci riferiamo al famoso 0 1, di cui tutti noi abbiamo sentito parlare. Cosa ci rende unici e irripetibili rispetto all’utilizzo di questo strumento?

I computer non hanno il senso dell’umorismo, non sanno ridere, né provare emozioni. Possono supportare le relazioni a distanza permettendo a tutti quanti di essere ovunque, sempre, ma non possono sostituirsi a noi.

Nel mondo digitale, nell’era 4.0., è necessario salvaguardare quello che caratterizza gli esseri umani e che non li rende esseri riproducibili e sostituibili da robot.

Una di queste caratteristiche è il nostro mondo interiore, la nostra emotività. In due parole: l’intelligenza emotiva. La capacità di provare sentimenti, di sviluppare empatia, di saperli comunicare (anche attraverso il linguaggio), ci rende ancora insostituibili e differenti.

 

Il contatto umano

 

Le macchine stanno imparando a copiare il nostro linguaggio, ad associare parole finite in infinite varianti, ormai non sentiamo più alcuna differenza tra il parlare con un essere umano o con una chatbot dei vari servizi di assistenza.
Ci sono molti studi a riguardo, che cercano di misurare il grado di comprensione del linguaggio emotivo da parte di un robot. Ci sono anche delle sperimentazioni in corso che provano a vedere se un robot “ben addestrato” possa sostituirsi a noi, ad esempio nei lavori di cura.

Tuttavia una differenza c’è. La comprensione e l’empatia sviluppate da una persona sono ben diverse da quelle a cui potrà mai arrivare un robot.

Quanti di noi sono veramente disposti a rinunciare a questo piano di umanità? C’è sempre un punto che va tenuto a mente, i robot possono essere nostri alleati, possono aiutarci a compiere azioni molto complesse semplificandole, ma non possono sostituirci. Ci sono caratteristiche irreplicabili che ci rendono perfetti nella nostra imperfetta diversità.

L’imperfezione, altro bene a nostro avviso irrinunciabile.

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