Il fallimento: la nostra definizione

Il fallimento: la nostra definizione

Giulia Baccarin partecipa alla Convention 2018 dal titolo “Il bello di fallire”

 

Lo scorso 10 Novembre Giulia Baccarin ha partecipato alla Convention 2018, Alumni Polimi, organizzata al Politecnico di Milano sul tema del fallimento. Il titolo dell’iniziativa: “Il bello di fallire”. MIPU ha creduto molto in questa iniziativa, soprattutto per il fatto che si abbia spesso paura di questa parola: fallimento.

Come può essere bello?
La nostra riflessione è iniziata con uno studio etimologico del termine. Deriva dal latino “fallĕre”, che significa “ingannare”. Ingannare chi? Che cosa? Le aspettative!
Il fallimento può essere riferito a diverse cose, all’impresa, alla persona, ad una società, etc…. Tuttavia in tutti questi casi si può rintracciare un filo conduttore, il fallimento arriva quando le nostre aspettative non si realizzano.
Quando si progetta un’azione, di qualsiasi tipo, ci si aspetta una precisa conseguenza. La nostra vita è costruita da aspettative relative alle azioni che decidiamo di intraprendere.

Purtroppo, o per fortuna, però, non è così lineare. Spesso accade un evento imprevisto, qualcosa che sfugge alle nostre logiche. Di punto in bianco si può perdere il lavoro, il/la nostro/nostra partner può decidere di lasciarci, problemi economici possono portare all’impossibilità di estinguere un mutuo. Quando gli avvenimenti ci allontanano dalla linea retta che avevamo tracciato, spesso ci sentiamo falliti.

Viene spontaneo chiedersi se, in questi casi, ci si possa definire realmente dei falliti o se siano i parametri della società a farci sentire in questo modo. Il pensiero si rivolge soprattutto ai giovani, che probabilmente non vedono o non vedranno realizzate le loro aspettative. Purtroppo, o per fortuna, la nostra società cambia in maniera troppo rapida per permettere alle aspettative di realizzarsi nel modo in cui sono state pensate. Ad esempio nel mondo lavorativo, dove tra 3,4,5, anni non esisteranno più molti dei lavori per cui oggi stanno studiando. Ma questo non significa fallire. Significa che è necessario reinventarsi. E questo è il lato positivo del fallimento.

 

La nostra intenzione è stata portare una nota positiva su questo tema.

 

Il clima di sconforto e di turbamento rispetto all’assenza di prospettive per realizzare quel che si è da sempre progettato, può generare pensiero creativo, infatti la resilienza dell’essere umano permette di affrontare qualsiasi cosa, di reinventarsi, di ridefinire le aspettative e di poter uscire da un fallimento a testa alta.

Spesso per paura di sbagliare le persone restano immobili, non si buttano, non si lanciano. A risentirne, in questo senso, è anche la cultura aziendale. L’innovazione è l’effetto del fallimento. Se si fallisce, nascono nuove idee, che se ci si butta possono creare qualcosa di bello, nuovo, innovativo e grandioso.

Queste parole sembrano allontanare il centro della nostra riflessione, ma non è così. MIPU ha sostenuto questo evento perché continua a credere nel pensiero creativo e a pensare che nella società 4.0. sia il vero valore aggiunto, sia nel mondo aziendale che nella vita privata.

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