L’ intelligenza artificiale e il concetto di ‘post’

L’ intelligenza artificiale e il concetto di ‘post’

Il/la Cyborg

 

Parliamo della figura del Cyborg. È diventato un nuovo soggetto politico? Ognuno di noi è potenzialmente un cyborg, molti lo sono già. Avere gli occhiali, delle protesi meccaniche, apparecchi per i denti, ci rende un po’ più macchina e un po’ meno umani, quindi ci avvicina alla figura del cyborg. Questo non ha un’accezione negativa o positiva, è semplicemente un dato di fatto. Le biotecnologie aiutano l’essere umano a colmare alcuni deficit, e lo rendono meno “naturale” e più “artificiale”. Oltre a ciò ci sono i veri e propri cyborg, robot, esseri del tutto artificiali, dotati però di intelligenza, che si avvicinano dunque alle persone.

Se pensiamo a un futuro prossimo dobbiamo immaginare un mondo in cui i robot vivono con noi? Forse! E in tal caso bisogna pensare ai cyborg come a nuovi soggetti politici? Se le persone si dotano di robot per lavorare bisognerà creare una sorta di codice etico, di diritti per i lavoratori cyborg? Anche i robot avranno dei diritti? Forse!

Ho sentito parlare spesso di post-umano senza capire fino in fondo cosa si intendesse. Così ho provato ad analizzare la figura del cyborg. Supera le dicotomie umane, si posiziona tra naturale e artificiale, tra umano e disumano, tra femmine e maschi, tra uomini e donne. È una figura oltre il genere, oltre l’umano, oltre le origini, poiché non ha origini.
Va oltre la razza, non si identifica con nessuna nazionalità.
Può essere “made in qualche nazione”, ma questo non influisce sul proprio modo di porsi nel mondo.

Si parla di post-umano, di andare oltre a queste dicotomie, Donna J. Haraway con la teoria cyberfemminista individua nel cyborg il soggetto che può permettere questo passaggio, ma è davvero così?

Un’intelligenza artificiale programmata in Cina è uguale a uno strumento di questo tipo creato in Italia?
E se i programmatori fossero svedesi?

Dietro il post-umano c’è sempre e comunque un essere umano. Gli algoritmi sono creati ed elaborati da noi. Inevitabilmente riproducono realtà umane.

Cosa fare quindi? Come abbattere le disuguaglianze se chi crea il futuro resta ancorato a un modo di pensare e di vivere del passato? Come pensare a un mondo in cui i robot vorranno i loro diritti?

Solo in un modo, e usando una caratteristica del tutto umana che sfugge all’ intelligenza artificiale e che non risulta replicabile: la creatività.

Puntare a sviluppare un pensiero creativo è l’unico modo che può renderci davvero post.. il futuro lo si può inventare solo se si parte da questo. Altrimenti esiste il rischio di diventare una replica del vissuto, popolata da esseri artificiali, con le stesse assenze e le stesse difficoltà che viviamo oggi.

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