Cyborg e femminismo

Cyborg e femminismo

Quale nesso?

 

Donna J. Haraway è stata definita come caposcuola della teoria cyborg. Abbiamo parlato nell’ articolo scorso di come questa corrente del pensiero femminista si sia occupata di indagare il rapporto tra scienza e identità di genere.
Oggi aggiungiamo un pezzetto in più. Perché il femminismo dovrebbe occuparsi di cibernetica? Quali differenze si riscontrano tra uomini e donne nel pensiero tecnologico? E’ davvero importante essere femministe, stare dalla parte delle donne, anche nel mondo 4.0?

Vorrei rispondere a queste domande, che anche io mi sono posta la prima volta che mi sono resa conto dell’esistenza di un pensiero femminista relativo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, e degli strumenti tecnologici più in generale, con una notizia della scorsa settimana.

Dalla fonte Ansa è emerso che nel 2017 un gruppo di programmatori, che avevano elaborato un software in grado di selezionare tra 100 curricola i 5 delle persone da assumere, è stato sciolto.

Il team in questione lavorava per Amazon e il software programmato attuava una discriminazione di genere. L’intelligenza artificiale elaborata dal team era stata allenata con i curricola di chi era stato assunto negli anni precedenti all’interno della stessa azienda, e la percentuale di maschi assunti superava di molto quella delle donne. L’intelligenza artificiale aveva imparato a compiere lo stesso errore degli uomini.

Il software non è più stato utilizzato, fu solo un esperimento uscito male.

 

Ma cosa ci insegna?

 

Ci insegna che la realtà in cui viviamo ha un potenziale a cui l’uomo non ha mai potuto accedere. Scansionare 100 curricola in 20 minuti, mezz’ora, un’ora, è un’operazione che nessuno di noi riuscirebbe a fare. Sicuramente abbrevia le tempistiche per la selezione, ma una programmazione ricca di stereotipi rischia di riprodurre una realtà in cui le disuguaglianze aumentano anziché diminuire. Conoscere l’intelligenza artificiale, il machine learning, diventa necessario e fondamentale per tutti coloro che vogliono stare al mondo con un certo livello diconsapevolezza. Per questo motivo il femminismo, e tutti i movimenti politici che vogliono incidere sul reale, non possono fare a meno di informarsi, formarsi e formare su questi argomenti.

Creare un mondo in cui l’intelligenza artificiale funga da facilitatore per l’essere umano e non da minaccia, è possibile. Ma è necessario occuparsi eticamente di queste questioni. Donna J. Haraway negli anni 90 ha iniziato a parlarne per mostrare come le donne potessero farsi portatrici di un pensiero innovativo, che conosce l’innovazione tecnologica e che l’affronta, anziché relegarla a un mondo parallelo che non ci riguarda.

Finora abbiamo visto come l’essere cyborg rientri in ognuno di noi, come ogni persona si relazioni con un essere cyborg, ora iniziamo a vedere come conoscere la realtà cyborg ci permetta di posizionarci nel mondo in un modo più consapevole rispetto a rischi e potenzialità di un utilizzo non controllato di questi strumenti. Il prossimo articolo sarà su come scienza, tecnologia e femminismo possano intrecciarsi per generare una visione etica 4.0. Donna J. Haraway ci aiuterà con il suo primo saggio che andiamo a trattare, il suo Manifesto.

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