L’ intelligenza artificiale nel dualismo uomo-macchina

L’ intelligenza artificiale nel dualismo uomo-macchina

Il concetto di cyborg

 

Partiamo da qui: Donna J. Haraway e l’ intelligenza artificiale. Haraway, studiosa capo scuola della teoria Cyborg, una corrente del pensiero femminista, negli anni si è occupata di indagare i rapporti tra scienza e identità di genere.

Iniziamo con un passo alla volta. Nell’articolo precedente abbiamo parlato di come il termine “ intelligenza artificiale “ abbia unito due campi tanto distanti come la biologia e l’ingegneria, definendo un concetto con parole attinenti alla nostra quotidianità, tanto da renderlo apparentemente accessibile a chiunque.

L’ingegneria si occupa delle macchine, la biologia dell’essere umano. Questo è uno schema a grandi linee, che ci permette di comprendere da dove parte il pensiero di J. Haraway. All’origine delle sue teorie vi è l’idea che il mondo sia stato da sempre costituito su una realtà dualista. Ogni cosa ha un suo contrario.

Nella cultura occidentale, uno dei due contrari ha sempre prevalso sull’altro andando a definire la nostra realtà. Per superare questo binarismo che invade ogni aspetto delle nostre vite, a partire da quello della nostra identità (legalmente possiamo essere riconosciuti solo come uomini o donne, e non è prevista una terza opzione), è necessario costituire una nuova terza via.

La terza via è data dal Cyborg. Cyborg è un’entità né pienamente essere umano, né pienamente artificiale, che permette di creare una liaison, di rappresentare quel trattino, che spesso compare tra le parole “uomo” e “macchina”.

 

Ingegneria e/o biologia?!

 

Un soggetto Cyborg è un soggetto a metà strada, che ingloba i due mondi e ne crea uno in cui biologia e ingegneria possono comunicare. L’intelligenza artificiale permette questa liaison.

Permette alle macchine di effettuare dei ragionamenti, agli esseri umani di installare protesi intelligenti nel loro organismo. Ognuno di noi è un po’ cyborg. Basti pensare alla nostra quotidianità. Quanti di noi usano strumenti tecnologici, progettati appositamente per facilitare la nostra giornata?

Sorvolando sui telefonini e gli apparecchi che ormai ci permettono di essere “ovunque e in nessun luogo”, bypassando le categorie di spazio e tempo, quanti di noi hanno addosso strumenti progettati ingegneristicamente per migliorare la propria esistenza? Io indosso gli occhiali, ho un chiodo nel ginocchio e almeno una protesi in bocca.

Dove rimane il confine tra naturale e artificiale? Da cosa è costituito? Esso continua a spostarsi. Permette le para olimpiadi, così come l’estinzione di un intero villaggio a causa di una bomba “intelligente”. Decidere dove fissarlo, e come sfruttare questa capacità spetta solo a noi. Continuiamo a farci accompagnare da Donna J. Haraway per approfondire la questione.

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