Intelligenza artificiale: realtà o rappresentazione?

Intelligenza artificiale: realtà o rappresentazione?

 

L’intelligenza artificiale nel mito della caverna

 

Siamo nel VII libro della Repubblica. Platone utilizza il mito della caverna per spiegare il valore aggiunto della natura del filosofo rispetto a quella degli altri cittadini. Platone descrive gli esseri umani come metaforicamente incatenati all’interno di una caverna. Nascono e crescono così, con il volto fisso su una parete, dove vengono proiettate, grazie alla luce del sole, le ombre degli oggetti reali che si muovono alle loro spalle. Si ipotizza che alcuni di questi vengano improvvisamente liberati, fatti uscire per vedere gli oggetti nella loro forma reale. In un primo momento il sole li acceca, non sono abituati a così tanta luce, poi si adeguano. Rientrati nella caverna capiscono di avere un qualcosa in più, di aver visto il mondo per come realmente è e si sentono con la vista oscurata, sofferenti nel luogo che per loro prima era confortevole. I filosofi sono coloro che, liberati e una volta visto il mondo, si sono resi conto di quanto povera fosse la vita all’interno della caverna.

Facciamo un salto nel nostro presente.

 

Oggi i termini del discorso sono ovviamente cambiati. Conosciamo la potenzialità dell’intelligenza artificiale nell’ambito della conoscenza. Un chip può contenere tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno e averne anche ulteriori, che ancora non conosciamo. Internet permette un accesso illimitato ad ogni forma di conoscenza. Digitare qualsiasi cosa nel World Wide Web ci permette di uscire dalla caverna e di proiettarci in una realtà fatta di nuove conoscenze. Tuttavia bisogna stare attenti, bisogna sapersi orientare e non perdersi nel mondo virtuale. Platone divideva gli oggetti della realtà in:

  • “sensibili”, gli oggetti che possiamo toccare, esistenti nel nostro mondo
  • “ideali”, ossia presenti in uno spazio sovrasensibile.

La filosofia era il mezzo per arrivarci.

Oggi il web ci può aiutare, ma senza prendere il posto di questa disciplina. Non basta conoscere il web: avere le competenze per comprendere quel che vi si trova è più che mai fondamentale per non perdersi nell’illimitato.

Data Scientist o Filosofo?

 

 

Il confine tra cosa sia reale e cosa non lo sia, tra vero e virtuale è molto labile. Si possono programmare robot che assecondino ogni nostro desiderio, costruiti sulla base di quel che vorremmo ritrovare in un essere con cui ci confrontiamo. Possiamo creare automi perfetti che vedano la luce del sole molto prima di noi attraverso l’uso di algoritmi.

La domanda da porsi, leggendo Platone, è: chi è oggi l’uomo che esce dalla caverna?

Colui che accede alle conoscenze illimitate che ci offre il web? Colui che crea oggetti artificiali vicini alla perfezione e che rendono quelli naturali meno significativi? Chi studia le discipline che permettono di orientarsi nel mondo dell’intelligenza artificiale? O chi si impegna per creare una coscienza collettiva rispetto all’uso corretto di questi strumenti, che potenzialmente potrebbero far uscire tutti noi dalla caverna per entrare in un mondo di luce e consapevolezza? Un Data Scientist o un filosofo?

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Continuate a seguirci per approfondire la questione.

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