Intelligenza artificiale e coscienza collettiva

Intelligenza artificiale e coscienza collettiva

Giulia Baccarin invitata da BHGE all’evento “Women And Technology”

 

Il mese scorso BHGE ci ha coinvolto come special guest in tema di “Women and Technology”. L’argomento affrontato è stato quello dell’ intelligenza artificiale e della possibilità di creare una coscienza collettiva in grado di allenare algoritmi confrontandosi con uno dei problemi più rilevanti all’interno del mondo del lavoro: accogliere la diversità.

Abbiamo trovato un pubblico entusiasta e partecipativo che si è interrogato insieme a noi su questi temi.

Siamo partite nella riflessione da un gioco che molti ricorderanno: ci si mette in cerchio e si cerca di mantenere la palla in volo pur passandola a più persone possibili. Cosa ci insegna?

In un articolo, edito da Harvard Business Review, scritto da Dave Winsborough e Tomas Chamorro-Premuzic, vengono riportati i risultati di una ricerca svolta con l’obiettivo di misurare la bontà delle decisioni prese da gruppi di lavoro. In particolare, si è identificato come output positivo la crescita del business conseguente alle decisioni prese dal gruppo; si è dunque cercato di capire se vi fossero dei tratti comuni ai gruppi di successo, al fine di capire quali elementi fossero predittori di un buon business. Spesso tendiamo a pensare che se costruisco un gruppo in cui ogni singolo individuo ha risultati eccellenti, anche il risultato di gruppo sarà eccellente. La ricerca di cui sopra dimostra che non è così. I risultati sono tanto migliori quanto più numerosi sono gli scambi di opinione all’interno del gruppo, a prescindere dalla bontà delle singole individualità.

 

Ricevere, Alzare e Schiacciare per costruire bene nella pallavolo come nell’I.A.

 

Come nel gioco della pallavolo, lo scambio all’interno del gruppo è elemento chiave per un risultato di business soddisfacente. Come generare scambio? Con la diversità. Accogliere la diversità diventa quindi non solo eticamente giusto, ma un fattore competitivo.

Lo stesso accade nel mondo dell’intelligenza artificiale. Citando il lavoro di Fei-Fei Li, massima esperta di computer vision, la scienza che insegna ai computer a vedere, la chiave dell’intelligenza non sta tanto nell’algoritmo, ma nei dati con cui lo alimentiamo. Gli algoritmi apprendono sulla base delle informazioni che siamo disposti a dare e sulle conoscenze che provengono dal passato. Generare set di dati il più variegati possibile, permette di abbattere i pregiudizi all’interno dell’intelligenza artificiale. Nel web vengono riproposti i pregiudizi infinite volte, se cercate CEO da uno dei vostri dispositivi difficilmente troverete una donna di colore, un uomo disabile, un ragazzo trans a ricoprire quel ruolo. Gli algoritmi forniscono dati ricchi di pregiudizi, poiché siamo noi, esseri umani a fornirli. Come allenare algoritmi migliori? Come generare un’intelligenza collettiva e partecipata al fine di migliorare la società?

 

Continuate a seguirci per approfondire la questione.

Ogni venerdì una nuova uscita: per essere sicuro di non perderti il prossimo articolo, iscriviti alla newsletter. Ti manderemo un avviso appena ci sarà la nuova pubblicazione!

No Comments

Post A Comment