Intelligenza artificiale e gender gap

Intelligenza artificiale e gender gap

Come affrontare la differenza di genere nell’accesso alle discipline STEM?

 

L’acronimo STEM sta per Science, Technology, Engineering e Math, e viene utilizzato per intendere il loro raggruppamento. Negli articoli precedenti abbiamo parlato del ruolo di rilevanza che hanno le comunità di programmazione per il nostro futuro (puoi leggere QUI) poiché l’ intelligenza artificiale porterà a una partecipazione delle macchine, sempre più grande, all’interno delle nostre vite. Se sono programmate da esseri umani, come si può fare per avere un avvenire equo, migliore, e che non replichi le stesse condizioni del nostro presente?

Uno dei problemi relativi al mondo del lavoro che ancora grava sulla nostra società è quello del gender gap. Uomini e donne a parità di mansione recepiscono stipendi differenti. Sembra preistoria, invece è il nostro presente. Per anni si è discusso di come modificare termini di qualifica professionale per rendere inclusivi certi incarichi. Tutt’oggi si assiste a polemiche per il riferimento a certi personaggi politici come “sindaca” o “sindaco”… e questo è solo un esempio. Sempre più si utilizzano parole inglesi per assicurare la neutralità delle definizioni, e la discussione tra “ingegnere” e “ingegnera” si chiude con un diplomatico “engineer”.

 

Cosa ha da dirci Platone a riguardo?

 

All’interno della Repubblica, interrogandosi su quale dovrebbe essere la forma ideale di governo, gli interlocutori del dialogo si chiedono perché a uomini e donne non dovrebbe essere garantito lo stesso accesso alle cariche politiche. L’argomentazione è più o meno la seguente. Uomini e donne hanno una natura diversa, quello che crea disuguaglianza però è il differente accesso all’educazione.

La polis educa gli uomini, non le donne, e questo li rende migliori. La proposta è quella di educare anche loro e di rendere accessibili alle donne le cariche di governo. Questo poiché (ed è l’esempio utilizzato nel testo) quando si decide chi debba fare il calzolaio, non si prende in considerazione l’aspetto fisico, l’assenza o la presenza di capelli, ma la competenza, che si può acquisire con un giusto percorso, se conforme alle proprie inclinazioni.

Ancora oggi esiste però una certa resistenza nel considerare i lavori come accessibili a tutti. Non solo, si crede ancora che debbano esistere lavori maschili e lavori femminili, i primi legati alla tecnica, i secondi alla cura. Questo accade soprattutto nelle discipline STEM, sempre più richieste nel mercato del lavoro, poco studiate e quasi esclusivamente da maschi. Come modificare questa tendenza? E perché modificarla?

 

Sul come, crediamo sia necessario elaborare un percorso culturale all’interno della nostra società che smetta di vedere le differenze di genere come discriminanti e inizi a valutare la diversità come ricchezza anziché come punto critico. Sul perché, abbiamo già parlato delle comunità di programmatori e programmatrici e su come esse debbano essere composte da più differenze possibili, per garantire un futuro equo, in cui ogni minoranza venga rappresentata.

E da quale miglior differenza partire se non da quella che riguarda il 50% della nostra popolazione?

 

Continuate a seguirci per approfondire la questione.

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