Intelligenza Artificiale e Bias, affrontare il pregiudizio

Intelligenza Artificiale e Bias, affrontare il pregiudizio

Il ruolo determinante delle comunità di programmazione

 

Le macchine esistenti, e che esisteranno nel prossimo futuro, sono programmate da esseri umani che hanno un determinato background da cui può dipendere l’esito di questo processo. Ognuno di noi pensa e agisce secondo stereotipi e pregiudizi che, in qualche modo, orientano le nostre azioni. In Inglese vengono definiti Bias, e la stessa parola viene utilizzata nelle discipline informatiche per indicare gli errori in cui può cadere l’Intelligenza Artificiale.

Giulia Baccarin ne ha parlato lo scorso 1 Marzo in Bicocca expert week, evento organizzato dall’Università di Milano Bicocca sul futuro dell’Intelligenza Artificiale. Il suo intervento è iniziato con una citazione particolare, il cartone animato di Mignolo e Prof. Per chi non lo conoscesse la storia ha come protagoniste due cavie da laboratorio. Nelle loro lunghe notti, passate in gabbia, cercano di capire come liberarsi per raggiungere un obiettivo molto semplice: conquistare il mondo. Una delle due cavie, quella con più informazioni, si chiama Prof, traduzione italiana del nome originale The Brain (il cervello). Prof è la mente che guida il cambiamento.

 

Immagine tratta da: https://www.opinioni.it/mignolo-e-prof/

 

Oggi il cambiamento è rapido, incontrollato, caotico. Se dall’anno zero al 2013 la somma delle nostre intelligenze ha prodotto 5 exabyte di dati, nel 2018 ne abbiamo prodotta la stessa quantità in sole 2 notti. “Sarebbe come se Prof acquisisse in due notti tutte le informazioni relative alle puntate precedenti” – dice Baccarin. Ma non c’è solo Prof, c’è anche Mignolo che manipola e dà indicazioni su come usarle.

 

Ed eccoci qui, i nostri Bias

 

Oggi ci viene richiesto di gestire la mole di dati che le nostre macchine continuano ad accumulare. Saperlo fare in maniera etica, inclusiva, non discriminante, è la vera sfida che ci si presenta. Ci sono alcuni Bias cui andiamo incontro, e che rischiamo di inserire nelle macchine con cui lavoriamo. Soprattutto nel processo di programmazione. Anzitutto, il nostro cervello è abituato a pensare partendo dalla propria esperienza. Il rischio è che, pur con gli strumenti innovativi con cui ci troviamo a fare i conti oggi, il nostro futuro rimanga ancorato a un passato troppo ingombrante che non permetta l’ideazione di qualcosa di veramente nuovo.

L’esperienza ci fa conoscere ma, attenzione, oggi quello che riteniamo vero spesso corrisponde a ciò che è maggiormente disponibile. Basti pensare alle fake news, in cui spesso crediamo solo perché più reperibili delle fonti. Inoltre, esistono i veri e propri pregiudizi. Tutti noi ne abbiamo. Il nostro cervello li produce per una questione di euristica cognitiva, di risparmio energetico. Non ne possiamo fare a meno, ma si può imparare a riconoscerli.

Se l’intelligenza Artificiale ci permetterà di riformulare un patto sociale tra individui, e di ridefinire alcune delle regole interne alle nostre realtà, sia private che professionali, saranno necessari determinati accorgimenti. Essere consapevoli di questi limiti può aiutarci a individuarli. Il primo suggerimento che ci sentiamo di dare è di tenere sempre a mente l’imperativo categorico di Kant: “agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”.

 

Continuate a seguirci per approfondire la questione.

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2 Comments
  • VeraCunningham
    Posted at 22:09h, 10 novembre Rispondi

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  • DavOwef
    Posted at 16:58h, 03 dicembre Rispondi

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