Intelligenza Artificiale e Lavoro

Intelligenza Artificiale e Lavoro

Come si può contribuire al valore d’impresa?

 

Siamo sempre nella Repubblica. Cefalo, altro personaggio del dialogo, parla con Socrate dei vantaggi che può riservare la “vecchiezza”. La frenesia è diminuita, il caos si è placato, c’è tempo per dedicarsi ai discorsi. Oggi potremmo dire, c’è tempo per dedicarsi ai nostri interessi, o per lo meno dovrebbe esserci.

L’aspettativa di vita si è allungata e le nuove tecnologie, che invadono il mondo industriale, dovrebbero garantire maggiore tempo libero ai lavoratori. L’automazione rischia di togliere posti di lavoro e di creare sentimenti negativi verso l’intelligenza artificiale. Noi proviamo a vedere la questione in maniera diversa. Lo stesso fenomeno dovrebbe portare a una riqualificazione dei lavori e non alla loro perdita. Quello che dovrebbe accadere è la collaborazione con le macchine e non la sostituzione di forza lavoro.

Anche l’avvento della democrazia nell’Antica Grecia ha modificato la posizione di ogni cittadino. Tutti sono stati riqualificati a svolgere ruoli mai pensati fino a quel momento. Ognuno poteva improvvisamente essere giudice, presidente, consigliere, etc. Ogni carica divenne accessibile come conseguenza del cambiamento sociale che stava avvenendo.

Anche oggi ogni carica diventa accessibile, tutti possono fare tutto, attraverso la tecnologia.

Quali conseguenze può avere non saperla usare in modo etico?

 

Nell’Antica Grecia, secondo alcuni studiosi, la presenza degli schiavi (pur con tutte le critiche che si possono muovere a questa condizione umana) permise agli uomini di poter accedere al mondo del lavoro senza che tra loro si instaurassero legami di dipendenza. Era difficile che un uomo di condizione libera, ateniese, lavorasse per un altro uomo di pari livello sociale. Solitamente accadeva che, nei rapporti economici, fossero gli schiavi a dipendere dai cittadini, che in questo modo potevano posizionarsi a pari livello all’interno del sistema di governo democratico.

 

 

Se al termine schiavo, sostituissimo quello di Robot, o di intelligenza artificiale, potremmo immaginare un mondo in cui i lavoratori non siano più dipendenti tra loro?

Esistono robot in grado di fare una prima selezione del personale, di scansionare curricula e di evidenziare quali siano i migliori candidati in un tempo estremamente più rapido rispetto a una qualsiasi figura umana HR. Ci sono robot in grado di svolgere le più complicate operazioni chirurgiche. Altri robot sono in grado di svolgere pesantissimi lavori manuali che possono non essere più a carico dei lavoratori. Tuttavia questo non deve spaventare: la riqualifica di un lavoratore può essere intesa come acquisizione di competenze prettamente umane, in grado di fare la differenza. Gli esseri umani non potranno essere sostituiti se svilupperanno le caratteristiche specifiche del nostro modo di essere. L’intelligenza emotiva, la capacità di problem solving, l’elaborazione di visioni alternative, fuori dalla norma, che possono apportare originalità: sono queste le competenze che possono fare la differenza.

Chiunque può comprare macchinari, ma non tutti possono avere la stessa ricchezza di competenze tra i propri dipendenti e collaboratori.

E’ in questa direzione che il vero capitale di un’organizzazione diventa il capitale umano. E’ a questo punto che bisogna riflettere su come riutilizzare le persone all’interno di un’impresa digitalizzata senza perdere le preziose risorse che si hanno a disposizione.

 

Continuate a seguirci per approfondire la questione.

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